Premetto, sono un ingegnere informatico e sto lavorando proprio su questo, sia per il self-publishing sia professionalmente. Nel mio caso il vantaggio dell’approccio agentico rispetto alla chat c’è ed è concreto. Il sistema è già funzionante e lo evolvo quotidianamente. Claude Code fa da orchestratore e lavora sull’intero progetto: ricerca, fonti, buyer persona, outline, manoscritto, immagini, impaginazione e QA. Si interfaccia anche con ChatGPT, soprattutto per alcuni aspetti grafici e visuali. Per i passaggi critici e sul prodotto finale utilizzo anche un doppio check indipendente Claude/OpenAI in ambiente “asettico”, per ridurre al minimo giudizi influenzati dalla memoria del processo. La buyer persona, ad esempio, non viene inventata con un prompt: il sistema incrocia competitor, recensioni Amazon, Reddit, YouTube e altre fonti. Per le valutazioni di mercato utilizza dati verificabili e strumenti come Helium 10. L’AI deve interpretare i dati, non inventarli. Ma c’è un punto per me imprescindibile: ogni passaggio strategico del processo prevede un avallo decisionale critico umano. Se si vuole lavorare seriamente, non credo si possa delegare all’AI la responsabilità delle decisioni che determinano il prodotto. Ovviamente tutto questo ha un costo: Claude, ChatGPT, Helium 10 (nel mio caso in sharing) ed eventualmente API a consumo. Quindi sì: su progetti lunghi l’approccio agentico ha un vantaggio importante per continuità, contesto e orchestrazione. Ma non deve portare al pulsante “CREA LIBRO”. Automatizzare tutto significa anche rischiare di propagare automaticamente gli errori e standardizzare il risultato. Per me la vera frontiera è automatizzare il processo senza automatizzare il giudizio: l’AI svolge gran parte del lavoro operativo, ma strategia, validazione e decisioni critiche restano umane.