Oggi ho toccato con mano questo paradosso: c'è chi arriva sotto il progetto, quello che sogni o a cui pensi continuamente quando ti alleni, con una voglia tale di spaccare tutto...e non vedi l'ora di finalmente chiudere i conti.
Avrai studiato i video, hai visualizzato ogni singolo movimento, sei carico a molla. Poi parti e...non hai più niente sotto controllo.
Sbagli il primo appoggio, tiri come se la tua vita fosse legata a quel tentativo, vai in apnea dopo tre metri e alla prima difficoltà esiti. Esiti di continuo.
Il problema? Sei come quel cane che, per la troppa gioia di rivedere il padrone, finisce per pisciarsi addosso.
L’eccesso di eccitazione uccide la prestazione. 🧠
Quando l'aspettativa è troppo alta, il cervello va in corto. Quello che dovrebbe essere un gesto fluido e ragionato diventa una lotta scomposta per la sopravvivenza.
Ecco cosa succede tecnicamente:
Visione a tunnel: Non vedi più i piedi, vedi solo la catena o il movimento che ti sei prefissato di fare quel giorno.
Over-gripping: Stringi le prese al triplo della forza necessaria. Risultato? Ghisa come se stessi facendo 7 gradi sopra il tuo livello.
Cervello spento: Non senti i consigli dal basso e non riesci a correggere la beta....ed effettivamente inizi a non riuscire più a fare cose semplici come togliere la corda dal rinvio da due o banalmente lasciare le mani dal muro dopo che ti hanno bloccato.
Arrampicare bene non significa "voler spaccare tutto" appena si và ad affrontare gli obiettivi prefissati. Significa essere lucidi.
La sfida non è aumentare i giri del motore, ma imparare a gestirli. Devi trasformare quell'euforia incontrollata in determinazione fredda.
Il segreto dei top climber non è l'assenza di emozione, ma la capacità di restare spettatori del proprio sforzo mentre il corpo esegue quello che ha imparato in allenamento.
Meno "cane euforico", più predatore calmo.
Se cadi in questa trappola...impara a 'trattenerla' la prossima volta.